Social Debug: Das Panda e perché è più cyber di una Tesla
L'auto migliore? L'ha guidata la generazione migliore ;)
Social Debug #7, 12.02.2026
Sul giradischi: Daft Punk, Harder Better Faster Stronger
//.intro
“Social Debug“ nasce per ascoltare ciò che normalmente ignoriamo; è un’estensione di Rumore di Fondo. È qui che si nascondono le abitudini, i riflessi automatici, le mode che crediamo di scegliere e che invece ci scelgono.
Questa rubrica entra in quel rumore, lo isola, lo smonta e lo rende leggibile.
Non per semplificare il mondo, ma per capirlo (un po’) meglio.
//.signorina37
digital strategist, retrogamer, programmatrice COBOL, diabetica, cucino e parlo giapponese, ho scritto libri, ho visto cose, frequento gente discutibile
Das Panda e perché è più cyber di una Tesla
C’è una cosa che mi affascina da sempre nella cyberculture: la capacità di prendere qualcosa di apparentemente obsoleto e trasformarlo in una dichiarazione di futuro. È il principio dell’hacking più puro; non distruggere il sistema, ma riscriverlo dall’interno.
Giusto ieri ho scritto di AutoSapiens su GarantePiracy (se non seguite Christian, rimediate subito, infedeli!), ovvero di come l’auto stia diventando sempre più un software su ruote e di come la componente digitale non sia più accessoria ma strutturale, identitaria.
L’auto non è più solo meccanica, è interfaccia, codice, esperienza sensoriale iperconnessa. E in questo scenario dominato dalle varie Tesla, ADAS proprietari e cruscotti chiusi come ecosistemi Apple, mi sono ritrovata un progetto che mi ha fatto sorridere e riflettere allo stesso tempo: il Cyber Pandino.
Benvenuti nel Cyber Garage; così si apre il loro racconto. Una Panda qualsiasi, acquistata quasi per caso, trasformata in qualcosa che non è più semplicemente un’auto. Non è un restomod patinato, non è tuning estetico. È un esperimento culturale.
La domanda che si sono sentiti fare più spesso è la più semplice possibile: “Ma che ci fate con ‘sto pandino?”
La risposta è un manifesto: “..lo abbiamo comprato, modificato, portato in Mongolia e riportato indietro. Venticinquemila chilometri. Con una Panda.”
Ora, permettetemi una considerazione: gli elettrodomestici di oggi, idem le automobili, sono fatti per distruggersi entro qualche tempo (sì, la famosa obsolescenza programmata); quelli di 30/40/50 anni fa ancora durano.
Ecco perché una Panda (DAS Panda, sempre!) perdura e vive senza problemi; magari alle starlette non piace, abituate ai macchinoni che non sanno guidare..
Ma torniamo al progetto del Cyber Pandino: non una 4x4 preparata da rally, è una Panda d’epoca, stretta, scassata, con il fascino dell’improbabile.
Perché scegliere la strada difficile? Perché nel deserto del Turkmenistan non puoi permetterti di non sapere dove mettere le mani! E allora hanno smontato tutto, bullone per bullone, nel garage di casa, di notte, dopo il lavoro (quello vero).
Hanno imparato la meccanica mentre la facevano: hanno cambiato lo sterzo, la pompa dell’acqua, le cinghie, rifatto gli interni, adattato le ventole da camion, montato le protezioni del motore, e i LED anteriori, la barra luminosa sul tetto. Hanno aggiunto anche un’antenna satellitare per avere connettività nel nulla (wardriving all’ennesimo livello), cassoni, piastre per la sabbia, tenda da campeggio (stile anche qui).
E poi hanno fatto la cosa più interessante: due quadri come strumenti digitali, un monitor touchscreen centrale, un software scritto da loro, diagnostica in tempo reale, grafici, temperature, infotainment, pure il CarPlay!
Qui arriva la parte che mi entusiasma davvero! Non si sono fermati alla modifica; hanno pubblicato il codice sorgente. Open. Su GitHub. Chiunque può scaricarlo, adattarlo, contribuire.
L’obiettivo non era vendere; era dimostrare che anche un’auto vecchia può essere al passo con i tempi, che l’innovazione può nascere dal basso, che la community può sviluppare nuove feature, magari persino sistemi ADAS per il riconoscimento della carreggiata e dei segnali stradali!
Questa non è solo una Panda con uno schermo, è un meraviglioso atto politico in senso tecnologico. È la dimostrazione che il software non deve per forza essere chiuso e che l’auto non è solo un prodotto, ma una piattaforma. È l’anti-Tesla per eccellenza: stessa ambizione digitale, ma approccio open e hacker!
Nel mio lavoro parlo spesso di sicurezza, di sistemi chiusi, di dipendenza da piattaforme che non controlliamo; ecco, il Cyber Pandino è l’esatto opposto.
È appropriazione tecnologica.
È dire: questa macchina è mia, questo software è nostro, questa evoluzione non passa necessariamente da una multinazionale.
E poi diciamolo; c’è qualcosa di straordinario nel vedere una Panda grigia, con linee che richiamano il Cybertruck, girare per Roma con la gente che chiede “ma che cazzo c’avete sul tetto?”.
È meme, è cultura pop, è ingegneria, è avventura.
È Italia che incontra la Mongolia e torna indietro con una storia da raccontare ♥️
Siamo ancora capaci di sporcarci le mani per capire davvero la tecnologia che usiamo, o preferiamo limitarci a guidarla senza sapere cosa c’è sotto il cofano?
Potete contribuire al progetto acquistando un pixel, qui: https://pixels.cyberpandino.com/
Social Debug, una volta a settimana, sempre di giovedì.
Se ti va di continuare la conversazione, mi trovi qui: Web | LinkedIn | Bluesky | Mastodon | X | podcast (ci sto lavorando!)
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“Social Debug“ nasce per ascoltare ciò che normalmente ignoriamo; è un’estensione di Rumore di Fondo. È qui che si nascondono le abitudini, i riflessi automatici, le mode che crediamo di scegliere e che invece ci scelgono.
Questa rubrica entra in quel rumore, lo isola, lo smonta e lo rende leggibile.
Non per semplificare il mondo, ma per capirlo (un po’) meglio.
//.signorina37
digital strategist, retrogamer, programmatrice COBOL, diabetica, cucino e parlo giapponese, ho scritto libri, ho visto cose, frequento gente discutibile
Das Panda e perché è più cyber di una Tesla
C’è una cosa che mi affascina da sempre nella cyberculture: la capacità di prendere qualcosa di apparentemente obsoleto e trasformarlo in una dichiarazione di futuro. È il principio dell’hacking più puro; non distruggere il sistema, ma riscriverlo dall’interno.
Giusto ieri ho scritto di AutoSapiens su GarantePiracy (se non seguite Christian, rimediate subito, infedeli!), ovvero di come l’auto stia diventando sempre più un software su ruote e di come la componente digitale non sia più accessoria ma strutturale, identitaria.
L’auto non è più solo meccanica, è interfaccia, codice, esperienza sensoriale iperconnessa. E in questo scenario dominato dalle varie Tesla, ADAS proprietari e cruscotti chiusi come ecosistemi Apple, mi sono ritrovata un progetto che mi ha fatto sorridere e riflettere allo stesso tempo: il Cyber Pandino.
Benvenuti nel Cyber Garage; così si apre il loro racconto. Una Panda qualsiasi, acquistata quasi per caso, trasformata in qualcosa che non è più semplicemente un’auto. Non è un restomod patinato, non è tuning estetico. È un esperimento culturale.
La domanda che si sono sentiti fare più spesso è la più semplice possibile: “Ma che ci fate con ‘sto pandino?”
La risposta è un manifesto: “..lo abbiamo comprato, modificato, portato in Mongolia e riportato indietro. Venticinquemila chilometri. Con una Panda.”
Ora, permettetemi una considerazione: gli elettrodomestici di oggi, idem le automobili, sono fatti per distruggersi entro qualche tempo (sì, la famosa obsolescenza programmata); quelli di 30/40/50 anni fa ancora durano.
Ecco perché una Panda (DAS Panda, sempre!) perdura e vive senza problemi; magari alle starlette non piace, abituate ai macchinoni che non sanno guidare..
Ma torniamo al progetto del Cyber Pandino: non una 4x4 preparata da rally, è una Panda d’epoca, stretta, scassata, con il fascino dell’improbabile.
Perché scegliere la strada difficile? Perché nel deserto del Turkmenistan non puoi permetterti di non sapere dove mettere le mani! E allora hanno smontato tutto, bullone per bullone, nel garage di casa, di notte, dopo il lavoro (quello vero).
Hanno imparato la meccanica mentre la facevano: hanno cambiato lo sterzo, la pompa dell’acqua, le cinghie, rifatto gli interni, adattato le ventole da camion, montato le protezioni del motore, e i LED anteriori, la barra luminosa sul tetto. Hanno aggiunto anche un’antenna satellitare per avere connettività nel nulla (wardriving all’ennesimo livello), cassoni, piastre per la sabbia, tenda da campeggio (stile anche qui).
E poi hanno fatto la cosa più interessante: due quadri come strumenti digitali, un monitor touchscreen centrale, un software scritto da loro, diagnostica in tempo reale, grafici, temperature, infotainment, pure il CarPlay!
Qui arriva la parte che mi entusiasma davvero! Non si sono fermati alla modifica; hanno pubblicato il codice sorgente. Open. Su GitHub. Chiunque può scaricarlo, adattarlo, contribuire.
L’obiettivo non era vendere; era dimostrare che anche un’auto vecchia può essere al passo con i tempi, che l’innovazione può nascere dal basso, che la community può sviluppare nuove feature, magari persino sistemi ADAS per il riconoscimento della carreggiata e dei segnali stradali!
Questa non è solo una Panda con uno schermo, è un meraviglioso atto politico in senso tecnologico. È la dimostrazione che il software non deve per forza essere chiuso e che l’auto non è solo un prodotto, ma una piattaforma. È l’anti-Tesla per eccellenza: stessa ambizione digitale, ma approccio open e hacker!
Nel mio lavoro parlo spesso di sicurezza, di sistemi chiusi, di dipendenza da piattaforme che non controlliamo; ecco, il Cyber Pandino è l’esatto opposto.
È appropriazione tecnologica.
È dire: questa macchina è mia, questo software è nostro, questa evoluzione non passa necessariamente da una multinazionale.
E poi diciamolo; c’è qualcosa di straordinario nel vedere una Panda grigia, con linee che richiamano il Cybertruck, girare per Roma con la gente che chiede “ma che cazzo c’avete sul tetto?”.
È meme, è cultura pop, è ingegneria, è avventura.
È Italia che incontra la Mongolia e torna indietro con una storia da raccontare ♥️
Siamo ancora capaci di sporcarci le mani per capire davvero la tecnologia che usiamo, o preferiamo limitarci a guidarla senza sapere cosa c’è sotto il cofano?
Potete contribuire al progetto acquistando un pixel, qui: https://pixels.cyberpandino.com/
Social Debug, una volta a settimana, sempre di giovedì.
Se ti va di continuare la conversazione, mi trovi qui: Web | LinkedIn | Bluesky | Mastodon | X | podcast (ci sto lavorando!)


Bellissimo articolo. L'auto anti Tesla con meccatronica Open Source per nerd.